La scuola di oggi, per essere realmente definita inclusiva, deve saper rispondere ai sempre più concreti bisogni espressi dai suoi alunni. Si passa da forme lievi che non richiedono certificati, ma che rientrano nei Bisogni Educativi Speciali (disturbi dell?apprendimento, difficoltà nella sfera affettiva-relazionale, svantaggi sociali e differenze linguistiche-culturali), a forme di disabilità più marcate, accompagnate da un PEI. Serve dunque una preparazione più performante da parte degli insegnanti, i quali si trovano spesso a dover affrontare situazioni senza disporre dei giusti strumenti, causando così ritardi nel cogliere le varie difficoltà. Inoltre, l?Educazione fa parte di un processo di crescita collettiva che include, non solo la scuola, ma anche e soprattutto le diverse figure professionali cliniche e familiari. È un vero e proprio gioco di squadra, che, come unico obiettivo, ha quello di rendere il processo educativo dell?alunno il più sereno e completo possibile. Cito per prima cosa la serenità, sfumatura della FELICITÀ, emozione che si sente sempre meno citare quando si parla di scuola. Eppure, è stata un punto essenziale, sulla cui base si è costruita la Dichiarazione di Indipendenza americana del 1776: ??che tutti gli uomini sono creati eguali, che essi sono dotati?di certi Diritti inalienabili, che tra questi vi siano la Vita, la Libertà e il perseguimento della Felicità.? E dunque se compare in una Costituzione, vorrà dire che una certa importanza deve pure averla. Perché dunque non organizzare un sistema scolastico che abbia alla base, come principio, diritto e dovere, la Felicità?
Gli alunni passano a scuola in media dalla 30/36 ore a settimana, senza citare gli Istituti che prevedono laboratori pomeridiani: si può dire perciò che la scuola è una sorta di seconda famiglia, in cui crescere e confrontarsi. Se il clima non è sereno, difficilmente un alunno troverà gli stimoli giusti per mettersi in gioco, per accettarsi e sperimentare. Sarà invece titubante, sospettoso e, in alcuni casi, aggressivo. Bisogna perciò lavorare sulle relazioni interpersonali, sviluppare le competenze sociali e basare sempre più lavori sul problem-solving e sul debate. In questo modo avremmo sicuramente adulti più capaci di lavorare in gruppo, di tollerare e soprattutto di includere. L?inclusione è un obiettivo da raggiungere già in tenera età: sin dall?asilo devono essere in grado di accettare il cambiamento, essere pronti alla condivisione e a potenziare la resilienza. Come possiamo parlare di Inclusione a scuola? L?alunno disabile fa parte della classe a tutti gli effetti. Ci sono casi in cui i ragazzi con PEI seguono un percorso scolastico parallelo rispetto a quello dei compagni di classe: sono troppe le ore dedicate allo studio assistito fuori dall?aula. Non basta semplificare o dispensare, ma serve partecipazione, lavoro di gruppo. Le nuove generazioni devono toccare con mano la diversità, questa sconosciuta e immensa risorsa che può essere plasmata, lavorata a più mani. L?Inclusione dunque è quotidianità, è crescita personale e collettiva, è conoscenza e sperimentazione, è fatica e convivenza, accettazione e speranza. Solo così cresceremo e insegneremo alle nuove generazioni a vivere il diverso come la piena normalità, perché l?era della perfezione è finita, ed è giunto il momento di spalancare le porte all?Imperfezione?quella vera.